PROVERBIO (O DETTO)
e l' SMS in RIMADEL 8 SETTEMBRE
La ristorazione collettiva non è solo mensa: è un sistema che coinvolge lavoro, salute, educazione, welfare e servizi essenziali, che deve essere riconosciuto per il valore che produce ogni giorno, per tutti e per il Paese. IMMENSE 2026 invita a cambiare prospettiva: dal costo del singolo pasto al valore di Grande Ristorazione, tra contratti, competenze e sostenibilità dei servizi
Ci sono settori dei quali ci accorgiamo soprattutto quando qualcosa non funziona. La ristorazione collettiva è uno di questi. Ogni giorno serve scuole, ospedali, università, aziende, case di riposo e comunità. Eppure troppo spesso viene raccontata attraverso una gara, un prezzo a pasto o, peggio, una polemica sulla mensa.

È una lettura decisamente troppo povera per un'attività che incide sulla salute, sull'educazione alimentare, sul lavoro e sulla qualità dei servizi essenziali. Ed è questa una delle ragioni per cui Italia a Tavola ha scelto di sostenere IMMENSE 2026, l'appuntamento promosso da ANIR Confindustria il 15 settembre all'Ara Pacis di Roma.
C'è innanzitutto un problema di identità. Parlare soltanto di “mense” significa continuare a guardare il piatto anziché l'organizzazione che lo rende possibile. Dietro ci sono imprese, migliaia di lavoratori, cucine e centri di cottura, logistica, tecnologie, controlli, nutrizione, sicurezza alimentare e una filiera che deve funzionare ogni giorno. È Grande Ristorazione, un'industria di servizi che ha bisogno di essere riconosciuta come tale. Ma c'è anche un secondo passaggio, forse ancora più importante: quello del Cibo Pubblico. Un pasto servito a un bambino a scuola non è una semplice prestazione commerciale. Quello destinato a un paziente può diventare parte della cura. Quello offerto in un'azienda è welfare. E garantire un'alimentazione adeguata a una persona fragile significa esercitare concretamente un diritto.
Da qui discendono molte delle questioni affrontate in questo speciale. Non può esserci un pasto giusto senza un lavoro giusto, così come non si può pretendere qualità attraverso appalti costruiti esclusivamente sulla compressione dei costi. Se aumentano salari, derrate, energia e logistica, i contratti pluriennali devono poter mantenere il proprio equilibrio. La revisione dei prezzi non è quindi un regalo alle imprese: è uno strumento per impedire che a pagare siano lavoratori e utenti.

Lo stesso vale per sostenibilità e spreco alimentare. Le dichiarazioni d'intenti servono a poco se non diventano organizzazione, misurazione e responsabilità. E le tecnologie non sostituiranno la necessità di avere persone preparate e competenze nuove, capaci di gestire servizi sempre più complessi.
IMMENSE prova dunque ad alzare l'asticella. E anche Italia a Tavola vuole fare la stessa cosa: spostare il dibattito dal costo del singolo pasto al valore prodotto dal sistema. Perché dietro un vassoio che arriva puntuale ogni giorno ci sono industria, lavoro, salute, educazione, ambiente e coesione sociale. Persino la pace, se la intendiamo non come parola retorica ma come accesso alle risorse e dignità delle persone. Forse è arrivato il momento di smettere di chiamarla semplicemente mensa. È un'infrastruttura quotidiana del Paese. E come tale va finalmente considerata.
IMMENSE 2026 mette al centro il futuro della ristorazione collettiva: qualità dei pasti, lavoro, sprechi, competenze e appalti diventano questioni strategiche per garantire servizi essenziali a scuole, ospedali e comunità. Il 15 settembre all’Ara Pacis di Roma imprese, istituzioni e ricerca discuteranno anche il rapporto tra cibo e pace, politiche industriali e nuove regole
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