martedì 30 novembre 2021

La missione di Destination Italia: riportare i turisti alto spendenti nel Belpaese


 

La missione 

di Destination Italia: riportare i turisti 

alto spendenti 

nel Belpaese

Grazie alle potenzialità del digitale, un insieme di 10mila esperienze disponibili e il collegamento con mille tour operator stranieri la travel tech italiana è il ponte fra il nostro Paese e i flussi internazionali. A capo di tutto, Dina Giulia Ravera che a Italia a Tavola ha raccontato le strategie per intercettare i viaggiatori di alta gamma e promuovere il Belpaese

di Nicola Grolla


Utilizzare le potenzialità del digitale come strumento essenziale per riportare i turisti in Italia. A partire da quelli alto spendenti provenienti da Oltreoceano. Questa la mission di Destination Italia, piattaforma di prenotazione di pacchetti turistici di alta gamma nata nel 2016 e che lo scorso ottobre è arrivata addirittura alla quotazione in Borsa (con il supporto di partner come LastMinute.com e Intesa Sanpaolo). Alla guida, l’ingegnere Dina Giulia Ravera. Alle spalle una carriera nell’information technology (IT) con esperienze in 3Italia, WindTre e Asstel oltre a diverse altre partecipazioni (tuttora in corso) a consigli di amministrazione di peso. Insomma, una capitana di industria. Anzi, di una travel tech tutta Made in Italy. 

I numeri di Destination Italia: 

500mila turisti stranieri intercettati da 85 Paesi

Innanzitutto, i numeri. Nel 2019, ultimo bilancio consolidato disponibile, il fatturato è stato pari a 35 milioni di euro generati dall’attività legata al turismo in arrivo in Italia in ottica B2B. Detto diversamente, Destination Italia offre ad agenzie e tour operator la possibilità di aggregare servizi esclusivi e selezionati per i loro clienti. Oltre 500mila i turisti stranieri intercettati provenienti da 85 Paesi nel mondo. Per loro, un portafoglio di oltre 10mila esperienze disponibili (experience provider) fra soggiorni in strutture ricettive, visite alle cantine, cooking class, tour in elicottero, cene in ristoranti stellati e via discorrendo. Un’impalcatura complessa, dunque, su cui si è abbattuta la crisi legata al Covid. «Nel 2020 abbiamo registrato un calo dell’80%. Occupandoci dei flussi turisti provenienti dall’estero abbiamo pagato la chiusura delle frontiere. Per fortuna nel 2021, a partire da maggio, qualcosa è ripartito grazie al green pass: prima dall’Europa e poi anche dagli Stati Uniti e pian piano anche dall’Australia. Tuttavia è indubbio che la quarta ondata non ci voleva», spiega Dina Giulia Ravera intervistata da Italia a Tavola

L'intervista a Dina Giulia Ravera

Qual è la vostra ricetta vincente in questi tempi così volubili?

Noi offriamo la possibilità a quelli che chiamiamo experience provider di essere integrati in un sistema più ampio che conta mille tour operator internazionali sparsi in 85 paesi. Di fatto, noi ci occupiamo di presentare ai tour operator le singole esperienze o i pacchetti esperienziali da offrire poi ai viaggiatori. Si tratta si servizi esclusivi in cui il turista straniero ha la possibilità di essere accompagnato e seguito nel suo viaggio in Italia. Dalla sistemazione in un hotel di lusso allo shopping nelle vie più esclusive, dalla cena al ristorante stellato alla visita privata al museo, ecc. L’idea è quella di essere un ponte fra la destinazione Italia e la clientela internazionale di livello. Quello che ancora manca al nostro Paese, nonostante il fatto che il turismo incida per il 13% del Pil. Di potenzialità da sfruttare ce ne sono ancora tante.

Dina Giulia Ravera

Per farlo avete deciso di quotarvi in Borsa. Che valore aggiunto deriva da questa operazione?


È un’operazione che ti dà credibilità. Il turismo è un settore che ha bisogno di grande trasparenza, grande managerialità. Quotarsi è un segnale di tutto ciò. Inoltre, la quotazione ci ha permesso di attirare nel nostro azionariato, oltre a investitori istituzionali, anche dei soci industriali che apprezzando la nostra credibilità e hanno creduto nel nostro progetto. Uno di questi è il principe Vitaliano Borromeo Arese, investitore rilevante perché, attraverso la sua attività con Terre Borromee, rappresenta quel turismo di livello, di qualità che il target della nostra offerta. Poi c’è Riccardo Illy con il Polo del gusto che racchiude in sé delle vere e proprie eccellenze come il Montalcino e il cioccolato. Da ultimi, i fondatori di Grom che ora sono focalizzati sullo sviluppo della cantina Mura Mura e hanno visto in noi una realtà capace di dare risonanza alla loro offerta.
Come utilizzerete i capitali raccolti?
Abbiamo raccolto 3 milioni e mezzo di euro dalla nostra capitalizzazione in Borsa e li destineremo a nuove acquisizioni di piccole realtà di turismo esperienziale molto avanzate con un anima tech e molto radicate sul territorio.
Avete in programma anche lo sviluppo di ulteriori sinergie 

con gli alberghi italiani?

Molto probabile. D’altronde le occasioni non mancano. Concentrandoci su una clientela di alto livello, infatti, rispondiamo perfettamente al target ricercato sia da grandi gruppi internazionali che sempre più si affacciano al nostro Paese come Marriott, Four Season o Belmond sia a player nazionali come Sina o Baglioni. L’idea è quella di ripetere quello che altre nazioni, come la vicina Francia per esempio, hanno già fatto: creare delle sinergie capaci di far pesare di più l’Italia nelle mete scelte dai viaggiatori di alta gamma internazionali.

Ma dopo il Covid come si struttureranno i flussi? 

E che ricaduta ci può effettivamente essere per il turismo nel nostro Paese?

Secondo noi le potenzialità per l’Italia sono immense. Più in generale, il Covid ci ha fatto riconsiderare come sia bello viaggiare tutto l’anno. Non solo nei picchi delle stagioni estive o invernali. I viaggiatori cercano sempre meno confusione. E questo aiuta a scoprire anche quelle che di solito vengono considerate delle località secondarie. Questo lo ha imparato tutto il mondo. Per l’Italia significa valorizzare tutto il territorio nazionale e non le solite cinque mete. In questo senso, il target più interessante sono le persone in smart working, quelle che possono lavorare da remoto anche per lunghi periodi e, nel frattempo, godersi le atmosfere inimitabili del nostro Paese.

E per il turismo di alta gamma?

Il turismo alto spendente sta ripartendo ora. Con questo termine intendiamo quel flusso turistico composto da viaggiatori che spendono, in media, sui 5mila euro durante la loro visita; volo escluso. Si tratta di turisti di alto livello il cui mercato vale circa un miliardo di euro a livello globale; pre-Covid naturalmente. A questa fetta si aggiunge anche quella dei turisti che spendono dai 20mila in su e generano un mercato che vale 750 miliardi. Quello che è accaduto post-Covid è che il grosso del turismo è stato fatto da questo cluster, in particolare da chi poteva concedersi di spendere anche più di 50mila euro a soggiorno. E l’Italia si sta rivelando come una destinazione sempre più attraente grazie anche alle piccole chicche che si trovano sul territorio a partire dai numerosi borghi che punteggiano la Penisola. Destinazioni ideali anche per un altro gruppo di viaggiatori: i pensionati e gli anziani. Ma su questo serve un passo avanti in più da parte delle istituzioni per fornire i giusti servizi. Soprattutto al Sud Italia.

Nessun commento:

Posta un commento