mercoledì 24 novembre 2021

Più della metà degli italiani sogna il ristorante a Natale

 

Più della metà degli italiani 

sogna il ristorante a Natale

Secondo il primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani in riferimento all’ipotesi di green pass rafforzato, il 68% degli italiani non vede l’ora di tornare a pranzare e cenare fuori casa


L’ipotesi di green pass rafforzato all’esame del Governo, che dopo l’incontro con le Regioni ha anche annunciato l’anticipo della terza dose a cinque mesi dalla vaccinazione, non ferma gli italiani, anzi, il 68% dei connazionali non vede l’ora di tornare a pranzare e cenare fuori casa con l’arrivo delle feste di Natale e Capodanno (dati primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani).

A rischio 5 miliardi di spesa in ristoranti

Con l’avanzare dei contagi e il possibile cambio di colore sono a rischio 5 miliardi di spesa in ristoranti e agriturismi per pranzi e cene nelle festività di fine anno in uno dei circa 360mila tra ristoranti, trattorie, pizzerie, agriturismi da Nord a Sud della Penisola dove aumenta il pericolo di un ritorno delle restrizioni a causa della ripresa dei contagi.

Fondamentale non frenare la ripresa

«Non si tratta solo di bisogno di convivialità ma anche di garantire la ripresa dell’economia e la tenuta dell’occupazione» denuncia il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di «non mettere in crisi una filiera che dà lavoro a ben 4 milioni di persone in 740mila aziende agricole e 70mila industrie alimentari».


Le chiusure andrebbero, infatti, a frenare la ripresa della ristorazione già tra i settori più danneggiati dalla pandemia con i consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per bar, ristoranti, trattorie e agriturismi che hanno dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro. Ma la situazione si ripercuote a cascata sull’intero sistema agroalimentare con oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia. La drastica riduzione dell’attività pesa, infatti, sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

In pericolo anche le specialità tradizionali

Una minaccia anche per le 5333 specialità tradizionali salvate dagli agricoltori per sostenere la rinascita del Paese che senza un mercato di sbocco assicurato da ristoranti e agriturismi ma anche dall’indotto turistico, con la vendita dei souvenir, rischiano di sparire per sempre. Si stima che 330mila tonnellate di carne bovina, 270mila tonnellate di pesce e frutti di mare e circa 220 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’anno della pandemia sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti italiaatavola

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