giovedì 28 agosto 2025

A gennaio inflazione alta cresce l'indice di disagio sociale

 

A gennaio inflazione alta 

e consumi prudenti: 

cresce anche l'indice 

di disagio sociale

A gennaio 2025 il MIC sale a 10,2 punti, spinto dall’inflazione e dalla stabilità del tasso di disoccupazione al 6,2%. Il mercato del lavoro mostra segnali di tenuta, ma il disagio sociale resta da monitorare [...]

    

L’indicatore del disagio sociale (MIC) ha registrato un nuovo aumento a gennaio 2025, attestandosi a 10,2 punti. Un rialzo legato principalmente all’accelerazione dell’inflazione sui beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, con alimentari ed energetici a trainare l’aumento dei prezzi. Secondo le stime, il mercato del lavoro appare stabile, con un tasso di disoccupazione fermo al 6,2%, sebbene permangano segnali di prudenza nei consumi e nella crescita economica.

A gennaio è aumentato l'indice di disagio sociale A gennaio cresce l'indice di disagio sociale inflazione alta e consumi prudenti

A gennaio è aumentato l'indice di disagio sociale

A gennaio 2025, l’inflazione sui beni e servizi acquistati con maggiore frequenza è salita al 2,1%, rispetto all’1,7% di dicembre. I principali fattori di questa crescita sono stati l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei carburanti, con un impatto diretto sulle spese quotidiane delle famiglie italiane. Le stime indicano che, dopo i rincari degli ultimi mesi, i prezzi potrebbero stabilizzarsi nei prossimi periodi. Tuttavia, la tendenza al rialzo ha già prodotto effetti sulla percezione del disagio sociale, con un MIC in crescita da settembre 2024.

Nonostante le difficoltà, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,2%, grazie a un leggero aumento dell’occupazione e a una marginale riduzione delle persone in cerca di lavoro. Anche il tasso di disoccupazione esteso si è mantenuto fermo al 6,9%, lo stesso valore registrato a dicembre. Parallelamente, il numero delle unità di lavoro standard (Ula) si è mantenuto costante, sostenuto dai diversi strumenti di integrazione salariale. Tuttavia, la minore vivacità dell’economia e l’aumento del costo della vita potrebbero indurre le famiglie a mantenere un atteggiamento prudente sui consumi, con possibili effetti negativi sulla crescita e sul mercato del lavoro.

Nonostante il recente aumento del MIC, l’indicatore si mantiene su livelli vicini ai minimi storici. Tuttavia, il rallentamento della crescita economica e la pressione inflazionistica potrebbero incidere negativamente sulla fiducia dei consumatori. Il rischio è una frenata della domanda interna, che potrebbe complicare il raggiungimento degli obiettivi di crescita e, nel lungo termine, ripercuotersi sul mercato del lavoro. Il quadro economico resta dunque sotto osservazione, con un’attenzione particolare all’evoluzione dei prezzi e alla capacità del mercato del lavoro di assorbire eventuali turbolenze.

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