Sempre più inciviltà
in montagna:
bivacchi devastati
e rifiuti sui sentieri
Sacchetti abbandonati, feste improvvisate e vandalismi minacciano l'equilibrio fragile delle alte quote. Il Cai denuncia bivacchi usati come ostelli e strutture di emergenza trasformate in luoghi di bagordi, mentre i gestori dei rifugi segnalano turisti impreparati e richieste fuori luogo da resort di lusso
Aumentano i turisti in montagna e, di pari passo, anche la maleducazione. Ne sono diretti testimoni i gestori dei rifugi, che si sentono rivolgere le richieste più strane, come se ci si trovasse in albergo a 4 o 5 stelle, dimenticandosi del contesto e dell'ambiente dove sorgono tali strutture.
Fra le vette: «Rifiuti, vandali e pretese esorbitanti. In montagna - dicono, anzi urlano gli appassionati - l'inciviltà è in costante e continua crescita». Così il Cai di Brescia, non da meno la sezione del Cai di Castione della Presolana, nella Bergamasca. «Il bivacco sulla Presolana - scrive il Club alpino italiano - viene usato per feste e accampamenti, registriamo atteggiamenti irrispettosi e pericolosi».
La fotografia in montagna è impietosa
La fotografia è impietosa: sacchetti di ogni genere abbandonati lungo i sentieri, bagordi, incuria e danneggiamenti ai piccoli ricoveri, luoghi di emergenza in caso di maltempo e difficoltà. Gli episodi più recenti si sono verificati al bivacco Città di Clusone, oltre i duemila metri del massiccio, dove il 14 agosto è stata organizzata una festa. «Molti giovani hanno trasformato il bivacco in una sorta di ostello, con tende all'esterno, incuranti di ogni pericolo e della particolarità e unicità del luogo».
In alta Valle Camonica invece, nel comune di Corteno Golgi, i vandali hanno semidistrutto il bivacco Salvadori, ai 2465 metri del passo Torsoleto: bruciate le panche e gli arredi, ribaltate coperte e materassi, rubati fornello e bombole del gas. Vandali in azione anche al bivacco Festa, sui 2500 metri dell'aspra cresta del passo della Val Gallinera, con vista mozzafiato del lago d'Aviolo. Bravate, o peggio?
L’appello del Cai e la voce dei rifugisti
«Ma quel che è più incomprensibile - ci ha detto Renato Veronesi, presidente del Cai di Brescia - è che queste strutture, di pochi metri quadrati, vengono spesso prese d'assalto da gruppi di persone come fossero degli alberghi da utilizzare (gratis) per fare le vacanze. Sono solo luoghi di ricovero in caso di incidenti, eventi sfavorevoli o condizioni meteo avverse e non possono, non devono essere utilizzati come ambienti ad uso esclusivamente privato. Sono sempre aperti e liberamente accessibili e dispongono di dotazioni essenziali, e per questo si differenziano dai rifugi». Anche perché nei bivacchi non vi sono né acqua corrente né elettricità - se non in casi rari - e i posti per dormire sui letti a castello non sono mai più di una decina.
«La stagione sta andando bene - confermano i gestori dei rifugi Valmalza, Tagliaferri, Almici, Pirlo, Garibaldi, che abbiamo visitato nei giorni scorsi - ma sale gente sempre più impreparata, senza attrezzature e abbigliamento adeguato. Oppure, peggio, c'è chi cerca acqua calda, camerette singole, brioche appena sfornate e pane fresco tutte le mattine...». Questo non è overtourism... la montagna è un ambiente fragile che richiede cura, attenzione e un approccio umile. Ci insegna il senso del limite e, per questo, va rispettata. Ricordando la famosa frase di Einstein: «Ci sono due cose infinite, l'universo e la stupidità umana. Ma riguardo all'universo ho ancora dei dubbi...».
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