La cucina siciliana è il frutto di secoli di incontri, scambi e contaminazioni. Un patrimonio che ha saputo accogliere culture diverse trasformandole in un linguaggio comune, diventando così una cucina universale. È questo il punto di partenza del nuovo volume di Mario Liberto, giornalista e docente all'Its Madonie, dal titolo “Storia dell'enogastronomia siciliana. Da Polifemo alla patria alimentare” (Edizioni Momenti, 300 pagine, 25 euro), con prefazione di Dario Cartabellotta, dirigente della Regione Siciliana.
Liberto sottolinea come l'eterogeneità, che da sempre contraddistingue l'isola, oggi sia anche la sua fragilità. L'omologazione, infatti, rischia di intaccare le caratteristiche che rendono unica l'enogastronomia siciliana, un vero paradosso nell'anno in cui la Sicilia è stata riconosciuta Regione europea della gastronomia. Per questo motivo l'autore invita a non abbassare la guardia: «Ora è fondamentale tutelarla come patrimonio culturale universale, valorizzandola e trasmettendola alle nuove generazioni. Un'educazione culturale corretta è il mezzo per continuare a fare evolvere la cucina siciliana».
Il libro accompagna il lettore in un viaggio lungo millenni, partendo dai Ciclopi e dalla rivoluzione alimentare del Neolitico, per arrivare ai Fenici e alla loro frutticoltura, fino al contributo decisivo dei greci sicilioti che misero a sistema la triade grano-vite-ulivo, pilastro che ancora oggi caratterizza il paniere agroalimentare dell'isola. Attraverso un intreccio di fonti storiche e curiosità, Liberto ricostruisce un mosaico che mostra come la cucina siciliana sia sempre stata capace di rigenerarsi senza mai perdere la propria identità.
Tra le pagine si scoprono dettagli poco noti, come l'influenza della pasticceria svizzera in Sicilia, oppure le peculiarità della cucina dei monsù, i cuochi francesi che prestarono la loro arte nelle case aristocratiche siciliane lasciando tracce indelebili. Sono tasselli che raccontano la complessità e la ricchezza di una tradizione in continua trasformazione, resa viva dalle contaminazioni e dalle capacità di adattamento che hanno fatto della tavola siciliana un punto di riferimento non solo per l'isola, ma per il patrimonio gastronomico mondiale.
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