giovedì 26 aprile 2018

Insetti in tavola via libera dall’Ue

Insetti in tavola
via libera dall’Ue
 Cavallette fritte e larve di ape, grilli saltati e cicale lesse... con le loro qualità nutrizionali dovremmo iniziare a considerarli una buona alternativa a carne e pesce

Il Parlamento europeo ha di recente approvato le nuove regole per l’introduzione e la vendita di alimenti non “usuali” destinati alle nostre tavole: grilli, formiche,
ma anche alghe e cibi costruiti in laboratorio, con lo scopo di svecchiare la regolamentazione dei cosiddetti “Novel food”, una categoria alimentare sulla quale non si legiferava da quasi 20 anni. L’11 novembre è arrivato anche il parere positivo del Consiglio Ue e la normativa (UE 2015/2283) entrerà quindi in vigore. Uno degli alimenti che entrerà a far parte dell’elenco dei “Novel food” è proprio quello più lontano dalla nostra concezione di “buono” e “commestibile”: gli insetti.
E se la prospettiva non vi entusiasma, l’ostacolo è soltanto culturale. L’aragosta, che non sempre è stata apprezzata come cibo, oggi è considerata una prelibatezza. Eppure, secondo le ricerche presentate alla Society for Integrative and Comparative Biology, è una cugina degli insetti e lei stessa pare un insetto gigante, irto di zampe e di antenne.
Storcete il naso? Allora aggiungiamo che in passato la dieta degli europei contemplava gli insetti propriamente detti: il filosofo greco Aristotele scriveva nella sua Historia animalium che le cicale hanno un ottimo sapore, sono uno spuntino di lusso; e Plinio il Vecchio sosteneva che gli antichi Romani consideravano le larve di scarabeo una prelibatezza. Di fatto, il sospetto nei confronti degli insetti si sviluppò di pari passo con l’agricoltura, quando essi vennero considerati “parassiti” per i raccolti. Non ovunque però: in 112 nazioni al mondo, soprattutto in Africa, America Latina, Australia, Asia e Pacifico, cioè per circa 2 miliardi di esseri umani, gli insetti di circa 1.900 specie rappresentano una grassa fetta della dieta quotidiana. E anche in Europa ristoranti di Londra, nei Paesi Bassi, a Berlino e Francoforte comprendono nel menù pietanze a base di questa classe di animali.
Anche il palato infatti gioca la sua parte: i cultori sostengono che le locuste, saltate con aglio, limone e sale, sanno di gambero; le tarme della farina hanno il gusto di nocciole tostate; quanto ai grilli ricordano i popcorn... Un mondo di sapori tutti da scoprire.
Proteine nobili
Ma l’entomofagia, cioè il nutrirsi di insetti, non è una semplice curiosità culinaria. È da sempre la soluzione a basso costo per la sopravvivenza nei Paesi privi di altre proteine animali. Uno sciame di locuste, infatti, contiene da 16 a 20 milioni di esemplari pari a circa 30-40 tonnellate di proteine nobili. Non stupisce allora che, anziché limitarsi ad aspettare l’arrivo di uno sciame, da qualche parte ci si sia ingegnati ad allevare gli insetti. In Thailandia sono oltre 20 mila le aziende, spesso a gestione familiare, che li allevano e forniscono in questo modo proteine nobili a milioni di consumatori; e così pure nel Laos e in Sudafrica. L’Europa è buona ultima, ma Paesi Bassi, Francia e Germania si sono già dati a questa nuova zootecnia.
Vitamine volanti
Ma sono ben più pressanti i motivi per i quali organismi internazionali come la Fao (Food and agriculture organization) invitano a superare la naturale riluttanza e a cibarsi di insetti. Nel 2030 la popolazione mondiale sarà di 9 miliardi di abitanti e nutrire tutti potrebbe aggravare i problemi ambientali. Gli insetti rappresentano, almeno in parte, una soluzione.
A parità di massa edibile, contengono fino all’80% di proteine contro il 24% del pollo e il 13-16% del bovino. Sono ricchi di grassi “sani”, paragonabili a quelli del pesce: 1/3 di grassi saturi e 2/3 di grassi mono e polinsaturi. Ancora: la maggior parte degli insetti commestibili contiene una quantità di ferro uguale se non superiore alla carne di manzo; 100 grammi di locuste racchiudono da 8 a 20 mg di ferro contro i 6 mg del manzo. Alcuni insetti, come le larve gialle delle tarme della farina, sono anche ricchi di vitamine e minerali, mentre i grilli hanno alte concentrazioni di aminoacidi, vitamina B12, riboflavina, vitamina A.
A fronte di tutti questi vantaggi gli insetti inquinano meno di qualsiasi altro animale di allevamento: producono meno gas serra e meno ammoniaca, usano meno spazio, richiedono meno acqua, meno cibo e soprattutto riciclano biomasse di scarto, un’opera meritoria se si considera che circa l’80% dell’ammoniaca prodotta negli Stati Uniti proviene dagli escrementi animali. Insomma, se gli insetti in tavola dopotutto vi fanno ancora schifo, avete almeno qualche anno per abituarvi all’idea...
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