domenica 29 aprile 2018

Youthquake: il «terremoto giovanile»


Youthquake: 
il «terremoto giovanile»
è la parola dell’anno

È un tipo di terremoto che fortunatamente non distrugge ma scuote le coscienze popolari,
soprattutto quelle degli adulti. È “youthquake” il terremoto, o meglio il termine che il celebre Oxford Dictionary ha scelto di inserire nel proprio vocabolario come parola dell’anno 2017. La parola “youthquake”, che sta a significare un terremoto causato dai ragazzi, ha visto un incremento del 401% tra il 2016 e il 2017, anno in cui sono stati i giovani Millennials a farsi promotori dei più importanti cambiamenti politici. Il termine è stato infatti utilizzato per la prima volta in maniera massiccia dai media in occasione del raduno dei giovani iscritti del Partito Laburista di Jeremy Corbyn durante le elezioni generali di giugno.

“Youthquake potrà non sembrare una scelta ovvia come parola dell’anno perché non si è ancora affermata sul suolo americano, ma l’evidente caso del Regno Unito mostra che è in crescita”, ha spiegato Casper Grathwohl, presidente di Oxford Dictionaries.
La scelta del 2017 risulta singolare anche per un altro motivo: mentre la parola dell’anno è solitamente inserita ex-novo nel dizionario, “Youthquake” era già presente nel volume, essendo stata creata nel 1960 dall’editore di Vogue Diana Vreeland per descrivere come i giovani inglesi stessero cambiando il mondo della moda e della musica. L’anno precedente, ad esempio, gli esperti del celebre dizionario avevano optato per la parola “post-truth”, in seguito alla Brexit e al successo di Donald Trump nelle elezioni americane.
Poco «luminosi»
Secondo gli esperti lessicografi del dizionario, la “shortlist” del 2017 ha denotato comunque una mancanza di termini dal significato “luminoso”, dal momento che anche parole quali “Antifa” (una di quelle a cui si è fatto più ricorso) fa comunque riferimento a un contesto di utilizzo legato alla frustrazione e alla sfiducia: a loro dire, invece, “Youthquake” fa eccezione dato che invece evoca soprattutto la speranza nel potere di cambiare le cose e, cosa non secondaria, porta con sé anche un gioco linguistico non disprezzabile: “Si tratta di un bel modo di chiudere un anno difficile e divisivo” hanno spiegato.
Infine, per quanto riguarda le altre parole presenti nella classifica stilata dall’Oxford Dictionary vanno annoverate la già citata “Antifa” (abbreviazione appunto di “anti-fascist”), ma anche “Kompromat” (l’azione di raccogliere informazioni per ricattare, compromettere o screditare qualcuno), “Unicorn” (per definire l’aggiunta di coloranti per rendere più accattivanti le cose, soprattutto il cibo) e “White fragility” (disagio di una persona di razza bianca che si trova di fronte a informazioni sulle differenze e le ingiustizie razziali); “Broflake” (chi è sconvolto da atteggiamenti progressisti, e deriva da un uso dispregiativo del fiocco di neve); “Milkshake duck” (letteralmente frullato di latte alla papera, per indicare chi si costruisce sui Socials una immagine per rendersi accattivante e interessante, ma si scopre poi essere poco attraente).
Cosa dicono gli altri dizionari...
Secondo gli autori del celebre Collins Dictionary è “fake news” la parola dell’anno 2017. Al primo posto – e la cosa non sorprende affatto – c’è il termine entrato prepotentemente nel linguaggio tecnico dalle teorie sui social network alla comunicazione politica. Il significato di questa locuzione viene così descritto: “informazioni false, spesso dal tono sensazionale diffuse come notizie”. Grazie a Trump, padrino della nuova espressione, la ricerca di tale termine dal 2016 ad oggi, ha registrato un aumento del 365% nelle ricerche, oltre a creare un intero filone a dir poco rivoluzionario, filone che ha portato i grandi del social network a porre maggior attenzione alla pubblicazione dei vari contenuti.
L’americano Merriam-Webster incorona invece la parola “femminismo” come la più significatica del 2017: ha evidenziato come nel 2017 la percentuale di ricerca della parola femminismo sia cresciuta del 70%. La definizione del sostantivo recita: “Teoria di eguaglianza politica, economica e sociale tra i sessi” e “Attività organizzata in nome dei diritti e degli interessi delle donne”.
E quale potrebbe essere la parola che ha caratterizzato il 2017 italiano? Aspettando che qualche dizionario ci illumini, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani ha dedicato un interessante approfondimento a termini come “Caporetto ” (proprio nel 2017 se ne è ricordato il centenario), “Waterloo”, “8 settembre” o “11 settembre”, eventi tragici fagocitati dal linguaggio comune come sinonimo di disfatta, di disastro epocale. Fatti ben precisi che sono diventati metafore.
“Dunque Caporetto (ormai lessicalizzato e con la minuscola) e soci possono essere riferiti, specialmente nel linguaggio iper-espressivo dei media, al crack finanziario come alla crisi di un’azienda, alla sconfitta di una squadra di calcio come a una fallimentare stagione turistica”, si legge nella nota dell’Istituto Italiano dell’Enciclopedia.
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