domenica 23 dicembre 2018

Le più curiose lingue artificiali


Le più curiose 

lingue artificiali

Secondo gli esperti nascono in modo spontaneo, per comunicare. Ma ci sono quelle che invece vengono create a tavolino per rispondere alle esigenze più diverse (e strane)
Può una persona inventarsi una lingua dal nulla? Ovvio che sì: c’è chi lo ha fatto per aiutare gli altri a comunicare, come Ludwik Lejzer Zamenhof, l’oftalmologo polacco che tra il 1872 e il 1887 creò l’Esperanto e chi ne ha inventata una di sana pianta per esigenze letterarie: J. R. R. Tolkien, il creatore della saga del Signore degli anelli ha creato l’elfico; Mark Okrand ha inventato la lingua Klingon di “Star Trek”; mentre al linguista David J. Peterson dobbiamo alcune delle lingue parlate nella serie “Il Trono di spade”. Ma non sono casi unici: il catalogo degli idiomi nati a tavolino è vasto...
Quella «ignota» e l’aUI di Weilgart
Una delle prime lingue artificiali di cui abbiamo notizie è la Lingua ignota, inventata dalla monaca benedettina tedesca Ildegarda di Bingen (1098-1179): è una parziale rilessificazione di lingue come greco, latino e cirillico, basata su un alfabeto di 23 lettere e un migliaio di parole. I linguisti sospettano che sia stata concepita come un linguaggio segreto, usato da Ildegarda per comunicare con l’Altissimo.
E le lingue artificiali nascono spesso per parlare con qualcuno che gli altri non possono vedere. L’aUI, per esempio, è stato introdotto da John W. Weilgart (1913–1981), che sosteneva glielo avesse insegnato un alieno. Consisteva in diversi simboli e da 31 morfemi, i più piccoli elementi di una parola dotati di un significato che non può essere ulteriormente suddiviso. Secondo Weilgart avrebbe dovuto sostituire le lingue più complicate, come l’inglese, durante gli incontri del terzo tipo.
Nel lessico “alieno” della aUI lo spazio esterno è rappresentato da un cerchio, “dentro” è rappresentato da un cerchio con un punto al centro e la forza da un fulmine. E nuove parole si formano combinando insieme i simboli esistenti. Nel 1968, Weilgart pubblicò un libro intitolato “aUI: The Language of Space”, che conteneva i simboli che formavano il linguaggio insieme alle loro etimologie. Da leggere casomai incontraste un alieno… 


    Lojban, sintesi di sei idiomi
Altre volte come nel caso del Lojban, le lingue nascono con l’intento di creare una nuova lingua più logica e dunque facile da imparare (apparentemente). Sviluppato nel 1987 dal Logical Language Group, il “Lojban” si basa su 1.350 parole, derivate da parole delle sei lingue più parlate al mondo: cinese, inglese, hindi, spagnolo, russo e arabo.  L’ortografia è strettamente fonetica e le parole si pronunciano come si leggono. La maggioranza delle persone che la parla è concentrata in Australia, Israele e Stati Uniti, sebbene, come spiega Dictionary.com.: “Il risultato è un linguaggio unico nel suo genere, che secondo i parlanti Lojban ha un suono regolare e ritmato, un po’ come l’italiano”.
    Il logico Loglan
Il più importante esempio di lingua artificiale è il Loglan (abbreviazione di linguaggio logico), creato da James Cooke Brown nel 1955, per testare l’ipotesi di Sapir-Whorf che prende il nome da due linguisti, Edward Sapir e Benjamin Whorf, che all’inizio del secolo scorso avanzarono la tesi che una lingua può influenzare il modo di pensare e di percepire la realtà. L’ipotesi è sempre stata controversa, anche se oggi abbiamo diverse evidenze che sembrano confermarla. Brown ha creato “Loglan” proprio per verificare se una lingua strutturata in modo particolare potesse aiutare le persone a pensare in modo diverso. A differenza delle lingue come l’italiano è privo di ambiguità: mancano le parole omofoniche, che hanno lo stesso suono ma significato diverso (esempio “letto”, “da”, ecc). Questo fa sì che ogni frase può essere analizzata in un solo modo. La grammatica è essenziale e il vocabolario consiste attualmente di circa diecimila parole, di cui circa mille sono frequentemente utilizzate. Nuove parole vengono create o unendo due parole “Loglan” o prendendo in prestito parole da altre lingue, in particolare il vocabolario scientifico internazionale. Ecco perché i fan del “Loglan” credono che sia pronta per diventare la lingua ufficiale del mondo.
Folkspraak, solo per... teutonici
Tra i concorrenti dell’Esperanto c’è sicuramente il Folkspraak: un linguaggio universale che dovrebbe essere compreso da chi parla le lingue germaniche (inglese, tedesco, olandese, danese, svedese, islandese, norvegese, faroese e gotico), visto che trae origine proprio da alcune di esse, a cominciare dall’inglese.
Il “Folkspraak”, che viene da “folk” (gente) e “spraak” (lingue), è ancora in fase di sviluppo e viene creato da un gruppo di persone che si incontrano in forum e gruppi sul web, dove discutono in modo anche acceso su quali parole introdurre e quali, perché come insegna la storia della Torre di Babele, creare una nuova lingua significa mettere d’accordo prima di tutto chi deve parlarla e non è facile.  Risultato: per ora ha diversi dialetti, che potrebbero portare alla creazione di più di una lingua.
Non è la prima volta che qualcuno cerca di creare un Esperanto germanico: Elias Molee nei primi del ‘900 inventò il Tutonish con lo stesso scopo.
L’Interslavico e i codici «personali»
Anche i popoli slavi sono al lavoro da alcuni secoli su una loro lingua “universale”: nel 1666 Juraj Križani creò un linguaggio chiamato Ruski, che non ha mai preso piede, ma ha incoraggiato molti altri a tentare di creare una lingua madre universale per i parlanti di tutte le lingue slave, tra cui bielorusso, bosniaco, bulgaro, croato, ceco, macedone, polacco, russo, serbo, slovacco, sloveno e lingue ucraine. Oggi tutti i tentativi di creare una lingua slava universale sono stati fusi nell’Interslavico, che è essenzialmente una continuazione moderna dell’antico slavo ecclesiastico, ma attinge anche alle varie forme linguistiche improvvisate che gli slavi usano da secoli per comunicare con slavi di altre nazionalità e su Internet, fornendo loro una base scientifica.
Infine ci sono le “lingue personali”. Una delle più studiate è la lingua di Poto e Cabengo, inventata da due gemelline: Grace e Virginia Kennedy negli anni ‘70 in Georgia (Usa). Cominciarono a usarla per parlare tra loro fino a non comprendere più la loro lingua madre (l’inglese). Poi un logopedista si rese conto che le ragazze avevano inventato una lingua e i linguisti cominciarono a studiarla, scoprendo che l’isolamento aveva svolto un ruolo enorme nella sua creazione. Le sorelline, infatti, avevano passato la maggior parte dei loro primi anni con la nonna che raramente parlava con loro.
Un altro caso celebre, citato anche dal linguista Noam Chomsky è quello di un gruppo di tre bambini sordi, nati da genitori parlanti che si erano rifiutati di insegnargli la lingua dei segni. Senza essere esposti a nessuna lingua i tre bambini, giocando tra loro, svilupparono un sistema di segni che aveva le proprietà del linguaggio normale per i bambini della loro età, ovvero 3 e 4 anni.

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