lunedì 15 settembre 2025

«Una schiavitù sottopagata»: la denuncia di una chef italiana

 

«Una schiavitù sottopagata»: 

la denuncia 

di una chef italiana

La lettera di una cuoca a Fanpage con trent’anni di esperienza denuncia turni infiniti, straordinari non pagati e salari bassi. È il segnale di un settore che, dopo il Covid, fatica a ricomporsi

Una denuncia senza giri di parole: «Dopo trent’anni di questa “vita” posso solo dire che non consiglierei MAI a mia figlia o a nessun ragazzo di entrare in questo settore, e se proprio volessero allora che vadano all’estero: perché all’estero le paghe sono degnegli orari sono umani e gli straordinari vengono riconosciuti». 

«Una schiavitù sottopagata»: la denuncia di una chef italiana

Gli chef denunciano orari di lavoro massacranti

«La ristorazione italianaUna schiavitù sottopagata dalla quale spero di scappare al più presto». Sono parole dure, raccolte da Fanpagenella lettera aperta di una cuoca italiana cinquantenne con trent’anni di esperienza. Non è solo uno sfogo individuale: è lo specchio di un settore che, dopo il Covid, fatica ancora a ricomporsi.

La denuncia della cuoca italiana

Una cuoca cinquantenne, che ha preferito rimanere anonima, racconta trent’anni di lavoro in cucina come una lunga sequenza di sacrifici e disillusioni. Entrata giovanissima nel mestiere, descrive turni doppi e giornate di dodici ore senza orari certi, spesso con brigate ridotte che costringono tre persone a fare il lavoro di cinque. Gli straordinari, quasi mai pagati, sono considerati la normalità. Gli stipendi restano fermi attorno ai 1.200 euro al mese, mentre i ristoratori aumentano i prezzi e si lamentano della carenza di personale.

«Una schiavitù sottopagata»: la denuncia di una chef italiana

Stipendi fermi e turni massacranti, questo denunciano oggi molti chef

Per la cuoca, però, i giovani non rifiutano il lavoro per pigriziasemplicemente non accettano più condizioni che lei e la sua generazione hanno tollerato per annirinunciando a vita privata e tempo con la famiglia. La ristorazione italiana, sostiene, è diventata “un inferno” che consuma le persone e non offre prospettive reali di crescita o miglioramento economico.

Dopo tre decenni, il suo bilancio è amaro: non consiglierebbe mai alla figlia o ad altri ragazzi di intraprendere questo percorso, se non all’esterodove stipendiorari e riconoscimento degli straordinari garantiscono dignità professionale. Per lei, il sistema italiano resta una “schiavitù sottopagata” da cui spera di liberarsimentre chi resta continua a pagare il prezzo di un settore incapace di cambiare.

Brigate spezzate dopo il Covid

Nel biennio della pandemia molti professionisti hanno abbandonato cucine e salescegliendo impieghi con orari più regolari e salari più competitivi. Da allora le brigate non si sono mai davvero ricostituitenei ristoranti delle città turistiche o delle località balneari si lavora spesso a ranghi ridotticon turni spezzati e personale costretto a coprire le assenze. Gli straordinari “elastici”, difficili da quantificare e spesso non retribuiti, sono diventati la norma.

«Una schiavitù sottopagata»: la denuncia di una chef italiana

Le difficili condizioni di lavoro tengono sempre di più i giovani lontani dalla ristorazione

Orari e salari: il nodo che non si scioglie

Le testimonianze di chi resta parlano di doppi turnipause inesistentiaffitti proibitivi nelle mete turistiche e stipendi che faticano a competere con altri comparti del terziarioChi prova a conciliare vita privata e lavoro racconta di settimane che sfiorano le 60 ore, di riposi saltati e di contratti che non rispecchiano le ore effettive.

Mozzarella Bufala Campana

Secondo le ultime rilevazionil’occupazione nella ristorazione cresce a faticamentre resta alta la domanda di cameriericuochi e personale di sala. Aumentano le sanzioni per mancato pagamento degli straordinari, ma le ispezioni non bastano a colmare il divario.

Un problema di sistema

Quello descritto nella lettera non è dunque un episodio isolatoma il sintomo di una fragilità strutturale: carenza di manodopera, salari bassi, contratti disallineati, difficoltà a reperire alloggi per i lavoratori stagionali. Un comparto che vale una quota rilevante del turismo nazionalema che rischia di logorarsi dall’interno se non affronta le proprie criticità.

Nessun commento:

Posta un commento