2,5 miliardi spesi in meno per il cibo

Gli italiani consumano sempre meno e nel 2013 l'inflazione è scesa dell'1,2%.
Cambia il modo di fare la spesa: il 65% delle famiglie è più attenta ai prezzi, il 53% punta agli sconti, il 32% sceglie marche sconosciute. Le famiglie comprano meno pesce (-3,4%) e ancor meno carne rossa (-3,9%), così come meno latte (-2,7%) e ortofrutta (-2%)
L’inflazione è calata bruscamente per effetto del crollo dei consumi delle famiglie nel 2013 con più di due italiani su tre (68%) che hanno ridotto la spesa o rimandato l'acquisto di capi d'abbigliamento e oltre la metà (53%) che ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici e molto altro ancora. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento all’analisi Istat sul calo dell’inflazione che nel 2013 è scesa all’1,2%, ai minimi dal 2009.
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La situazione economica generale del Paese si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull'andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%.
Un nuovo modo di fare la spesa
La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat e conferma che la frenata dell’inflazione nel 2013, è direttamente collegata al crollo dei consumi delle famiglie. D’altra parte, nell’ultimo anno gli italiani hanno speso in media il 60% del loro reddito mensile soltanto per affrontare le spese obbligate - tra tasse, utenze domestiche e mutuo per la casa - con la conseguenza di dover tagliare su tutto il resto: solo per il cibo c’è stata una riduzione pari a 2,5 miliardi di euro per l’acquisto di alimentari e bevande.
In particolare, le famiglie oggi comprano meno pesce (-3,4%) e ancor meno carne rossa (-3,9%), così come meno latte (-2,7%) e ortofrutta (-2%). Inoltre si rinuncia drasticamente all’uso dell’olio extravergine d’oliva (-8,8%) e inizia a perdere terreno anche la pasta (-1,2%), mentre resiste l’altro alimento “povero” per eccellenza, cioè le uova (+1,8%).
Ma non è solo la quantità ad essere tagliata, con la crisi gli italiani hanno cambiato radicalmente abitudini e modalità di fare la spesa al supermercato. Pur di risparmiare, infatti, il 65% delle famiglie compara i prezzi con molta più attenzione; il 53% gira più negozi alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42% privilegia i “formati convenienza”; il 32% abbandona i grandi brand per marche sconosciute e prodotti di primo prezzo e il 24% ricomincia a fare cucina di recupero con gli avanzi della cucina.
Il commento di Confesercenti
«Ormai non è più tempo di rinvii: occorre agire per far ripartire l’occupazione e la domanda interna, tagliano l’enorme spesa improduttiva dello Stato e usando le risorse così liberate per rilanciare gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. I piccoli segnali di ripresa colti qua e là non bastano: se davvero vogliamo agganciare la crescita in modo duraturo e non essere il fanalino di coda dell’Europa, Governo e Parlamento non si possono limitare ad “attendere” la fine della crisi, ma devono intervenire con rapidità e decisione per sostenere la ripresa economica».
italiaatavola
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