sabato 22 novembre 2025

2026 anno della consacrazione della sala

 

Non più un ripiego: 

il 2026 deve 

essere l’anno 

della consacrazione della sala

È questo l’obiettivo tracciato da Rudy Travagli, presidente di Noi di Sala, che al congresso Pass 2025 porta al centro del dibattito la necessità di ridare dignità, competenze e visione alle professioni dell’accoglienza. Una sfida che passa da formazione, condizioni di lavoro e un nuovo racconto della sala

di Nicholas Reitano
Redattore

Non più un ripiego: il 2026 deve essere l’anno della consacrazione della sala

C’è un obiettivo che, secondo Rudy Travagli, non può più essere rimandato: il 2026 deve diventare l’anno della consacrazione della salaUn traguardo (molto, molto) ambiziosocertoma necessarioEd è proprio su questo orizzonte - culturale prima ancora che professionale - che il 24 novembre ruoterà l’edizione 2025 di Pass, il congresso ideato dall’associazione di categoria "Noi di Sala" per accendere un dibattito serio e strutturato sull’accoglienzasul servizio e sulle figure che ogni giorno danno identità a un ristorante. «Forse sarò un po’ megalomane - sorride il presidente Travagli - ma se vogliamo fare davvero un passo avantidobbiamo mettere l’associazione un po’ più suMagari dire qualche cosa grandeanche troppo grandeperché se anche raggiungiamo solo la metàabbiamo comunque cambiato qualcosa». Ed è proprio questo il punto: cambiare. Finalmente.

Noi di Sala e il congresso Pass: un vuoto da colmare

Pass non nasce per casoNasce perchéfino a qualche anno fanon c’era in Italia un luogo che parlasse davvero di sala. «C’erano tanti eventima nessuno dedicato all’accoglienzaSu Roma poi non c’era praticamente nulla» spiega Travagli. «Abbiamo deciso di creare uno spazio che riunisse i professionisti e diventasse una giornata di confronto costruttivo». Pass significa passioneaccoglienzaserviziosquadra.

Non più un ripiego: il 2026 deve essere l’anno della consacrazione della sala

Rudy Travagli, presidente dell'associazione Noi di Sala

È l’anello di connessione fra sala e cucina, il ponte indispensabile fra ciò che accade dentro il pass - il passaggio fisico e simbolico - e ciò che arriva al tavolo, dove il piatto incontra la relazione. Il congresso, negli anni, ha cambiato formadalle masterclass tematiche alle tavole rotonde durante il Covidfino al modello attualesempre più maturo e orientato al dialogo tra professionistiistituzioni e formazione. Oggi Pass è diventato un riferimento. Domani vuole essere molto di più.

L’origine del problema: una formazione che non forma più

Ed è proprio guardando a questo domani che emerge il vero nodo da affrontarela sala italiana vive una crisi profonda che parte da lontano, da una formazione che non riesce più a preparare i professionisti del futuro. Per comprenderla davvero, bisogna tornare all’origine. «L’associazione è nata perché c’era una mancanza enorme di personale in sala» ricorda Travagli. «La cucina, anche grazie alla televisione, è esplosaLa sala no, è rimasta indietro. E nelle scuole l’attenzione verso questo ambito si è progressivamente ridottameno classi, meno investimenti, meno cura». Oggi infatti gli istituti alberghieri non riescono più a preparare adeguatamente alle professioni di sala: i programmi restano datati, la pratica è ridotta al minimo e mancano del tutto competenze ormai indispensabili come la relazione con l’ospite, la psicologia del servizio, i linguaggi del vino, la mixology, la gestione e la leadership.

Il risultato è una filiera formativa che non regge più il passoragazzi che arrivano al lavoro senza gli strumenti minimi per affrontare la sala di oggi. «Noi facciamo formazionema i ragazzi arrivano troppo tardimancano le basi» spiega Travagli. «È nelle scuole che si deve assolutamente intervenire, al più presto». Ed è proprio qui che si inserisce uno degli obiettivi centrali del congresso 2025aprire un dialogo diretto con le istituzioni e rimettere mano alla formazionePerché riformare questo segmento non significa aggiustare un dettaglio, ma riscrivere le fondamenta dell’intero comparto.

Non più un ripiego: il 2026 deve essere l’anno della consacrazione della sala

Filiera debole: i giovani in sala arrivano senza competenze davvero fondamentali

In quest’ottica nasce anche la proposta più concreta dell’edizioneun tavolo scientifico che riunisca professionisti e tecnici con l’obiettivo di trasformare problemi e idee in un percorso condiviso da portare agli enti competenti. «Vogliamo migliorare la situazione del nostro lavoro in modo strutturale. Manca stabilità, mancano figure specializzate. Dobbiamo ripartire dalle basi». Una necessità resa ancora più evidente da ciò che accade ogni giorno nei locali: orari troppo lunghi, stipendi poco competitivi, organizzazione interna spesso carente.

Cambiare l’immagine del cameriere: dal “ripiego” all’eccellenza

L’urgenza di intervenire non riguarda però solo la sfera tecnica o normativaAccanto ai problemi strutturali della formazione e alle difficoltà quotidiane del lavoroc’è un nodo altrettanto centralela percezione sociale della salache negli anni si è impoverita fino a diventarenell’immaginario comuneun mestiere di ripiego. Ed è qui che, secondo Travagli, si gioca una parte decisiva del futuro del comparto: «Il cameriere è ancora visto come una figura un po’ sfigatavestita maleche corre sudata tra i tavoli. Ma perché non possiamo far brillare gli occhi come quando entra uno chef con la giacca e le stelline?».

La risposta, per Travagli, sta nel ripensare la sala come professione che comunica autorevolezzaeleganzacompetenza. «Vorrei che il cameriere fosse visto come una figura elegantepulitacurataUn professionista che ispiraQualcuno che può insegnare buone manierestileeducazione». Non più il ruolo marginale di un semplice “servitore”, ma quello di un ambasciatore dell’ospitalità. È una visione che dialoga direttamente con le questioni nell’agenda di Pass: migliorare l’organizzazione interna, ridurre gli orari massacranti, rendere il lavoro più sostenibile e meglio retribuito è fondamentale; ma la vera svolta arriverà quando la sala tornerà a essere percepita per ciò che è: una professione di livello, complessa e culturale.

Raccontare solo ciò che non funziona? Un boomerang culturale

Alla base del problema c’è anche un racconto pubblico che, negli anni, ha mostrato quasi esclusivamente il lato oscuro del settoreUna narrazione che rischia di allontanare ancora di più i giovani e che, per Travagli, va completamente ripensata. «Apri un articolo o un post sui social e trovi solo ciò che non va» spiega. «È giusto parlarnecertoMa se raccontiamo solo il negativochi si avvicinerà mai?».Questo sguardo distorto alimenta lo stereotipo più resistentel’idea che lavorare in sala sia un’opzione temporanea e poco qualificata. «Se non sai cosa fare, vai a fare il cameriere: è ancora l’idea comune» ribadisce con tanta amarezza.

Non più un ripiego: il 2026 deve essere l’anno della consacrazione della sala

La sala è percepita male, ma è ricca di professionisti formati, colti e competenti

Eppure la realtà è tutt’altraLa sala, a certi livelli, è composta da figure altamente formatespesso plurilinguecon competenze culturali e tecniche di livello. «Ci sono colleghi che parlano quattro o cinque linguelaureaticon un bagaglio culturale immensoSono eccellenzema si parla sempre e solo dei casi peggiori». Per cambiare rotta, secondo il presidente di Noi di Sala, serve una campagna positivacapace di mostrare la bellezza e il valore educativo di questo lavoro. «La nostra mansione forma tantissimoDopo dieci anni hai un modo di relazionarti completamente diversoMa questo non lo racconta nessuno».

La sala deve tornare al centro. E il momento è adesso

Insomma, se c’è un punto comune che attraversa tutte le riflessioni di Travagli - dalla formazione alle condizioni di lavoro, dall’immagine pubblica alla narrazione mediatica - è che la sala non può più permettersi di restare un ruolo invisibileServe una scossa culturaleun cambio di passo che riporti questo mestiere alla dignità che meritanon un ripiegoma una professione complessaelegantestrategica, costruita su tecnica, cultura ed empatia.

Rudy Travagli

 Vorrei che il cameriere fosse visto come una figura elegante, pulita, curata. Un professionista che ispira. Qualcuno che può insegnare buone maniere, stile, educazione 

Rudy TravagliPresidente di Noi di Sala

Ed è proprio qui che Pass vuole fare la differenzaIl congresso 2025 sarà l’anno del confrontodelle propostedel lavoro comuneMa soprattutto sarà il trampolino per quell’obiettivo che Travagli indica senza esitazionifare del 2026 l’anno della consacrazione della sala. Un traguardo ambizioso? Sì. Necessario? Ancora di più. La cucina italiana ha già avuto il suo momento di gloriaOra tocca all’accoglienza uscire dall’ombrarivendicare il proprio valore e trovare finalmente lo spazio che le spetta nel racconto della ristorazione italiana. E Pass vuole essere - appunto - il punto di partenza di questo nuovo racconto.

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