Il termometro scende,
la cucina risponde:
cosa funziona davvero
contro il freddo
Quando le temperature cambiano, il corpo modifica i suoi equilibri interni e chiede sostegno. Scelte alimentari mirate, spezie attive e idratazione calda possono diventare strumenti concreti per mantenere energia e stabilità
A fine novembre i primi freddi veri iniziano a mordere, e con loro arriva quella sensazione di rigidità che ci accompagna dal mattino alla sera. In questo periodo il corpo è costretto ad adattarsi, perché le temperature che scendono non riguardano solo ciò che percepiamo all’esterno: si abbassa anche la temperatura interna, e il nostro organismo mette in moto una serie di meccanismi per trattenere il calore. È il momento dell’anno in cui capire come mangiamo e cosa beviamo diventa parte del modo in cui ci difendiamo dal clima, un pezzo di quotidianità che spesso diamo per scontato ma che, invece, ha un peso concreto.

Cosa succede al nostro corpo quando arriva il freddo
Quando il termometro va giù, infatti, scatta la vasocostrizione cutanea, una sorta di “difesa automatica” con cui il corpo cerca di non disperdere calore. Se però l’esposizione al freddo dura troppo, la riserva di energia inizia a consumarsi e si arriva al rischio più serio: l’ipotermia. La dottoressa Roberta Monzani, responsabile Anestesista del Day Hospital Chirurgico di Humanitas, lo spiega con chiarezza: «Se l’esposizione al freddo è prolungata si ‘erode’ l’energia immagazzinata nel corpo e si rischia l’ipotermia, ovvero l’assideramento, con la temperatura del corpo che scende sotto i 35°C. I rischi aumentano se un individuo è sudato o bagnato: anche temperature intorno ai 4°C possono essere pericolose». È un richiamo utile, soprattutto in un paese in cui il freddo non sempre viene preso sul serio, quasi fosse un fastidio e non un fattore di rischio reale.
Cibi e spezie che aiutano davvero
Da qui nasce la domanda più semplice e più concreta: possiamo aiutarci con ciò che mettiamo nel piatto? Il freddo porta con sé cibi che, per tradizione culturale o abitudini familiari, associamo al calore, ma dietro questi gesti c’è anche una risposta fisiologica. «In questi mesi dal clima più rigido gli alimenti più indicati sono prodotti come l’agnello, le lenticchie, lo zenzero. Quest’ultimo è molto utile perché è vasodilatatore, agisce sul sistema vascolare producendo calore» racconta la dottoressa Monzani. Lo zenzero è uno di quegli ingredienti che, pur essendo entrati stabilmente nelle nostre cucine solo da qualche anno, si infilano bene in questo discorso: un sapore deciso, una radice versatile e una serie di effetti sul sistema vascolare che si fanno sentire.
Restando nell’universo delle spezie, il pepe merita una parentesi a parte. Non per una questione esotica o gastronomica, ma per la sua capacità di attivare processi che vanno oltre il gusto. «Il pepe contiene un alcaloide, la piperina, oltre a oleoresine, oli essenziali, glicosidi e polisaccaridi, che stimola la formazione della saliva e la secrezione dei succhi gastrici. Perciò stimola la digestione, oltre ad avere proprietà diuretiche. Ricco di potassio, calcio e fosforo, sembra possedere anche proprietà antisettiche e afrodisiache. È considerato uno stimolante metabolico, utile nel controllo del peso, e determina un grado maggiore di assorbimento dei nutrienti dei cibi; ad esempio, i nutrienti della curcuma, che determinano alcune delle sue proprietà, vengono assimilate in misura maggiore se aggiungiamo un pizzico di pepe. Nelle erboristerie è disponibile in estratto secco e in pomate per uso topico, per lenire dolori articolari cronici». Un quadro ampio, che racconta come una spezia quotidiana possa diventare uno strumento interessante anche per affrontare le giornate più fredde.
Bere caldo, mangiare di stagione
C’è poi la questione delle bevande, spesso circondata da convinzioni difficili da scardinare. Una di queste è il presunto potere “riscaldante” dell’alcol. Una teoria molto radicata, soprattutto nelle zone dove il gelo dura a lungo, ma che non trova conferma scientifica. «Parliamo di un falso mito - ha precisato la dottoressa. Non ci riferiamo al bicchiere di vino bevuto durante i pasti ma al consumo più che moderato di alcolici e superalcolici. L’alcol è sì vasodilatatore ma il suo effetto è effimero, non agisce in modo corretto sul metabolismo, anzi porta a degli squilibri nel metabolismo degli zuccheri. Infine può causare una eccessiva dispersione di calore». Il paradosso è evidente: quella sensazione iniziale di calore è temporanea e rischia addirittura di farci perdere più calore di quanto ne tratteniamo.
Molto più utile, invece, puntare su tè e tisane, soprattutto quando lo stimolo della sete si affievolisce e rischiamo di bere poco senza accorgercene. Bere caldo aiuta a mantenere un buon livello di idratazione e accompagna il corpo nel suo bisogno di equilibrio termico. «Possiamo ovviare preparando tè e tisane. In questo modo ingeriamo liquidi, a una temperatura che favorisce il riscaldamento del corpo e, nel caso delle tisane, se scegliamo gli ingredienti giusti, possiamo anche massimizzare i benefici: l’ideale è, ad esempio, una tisana allo zenzero» ricorda Monzani.

Il discorso si allarga poi alla dieta nel suo complesso, perché la stagione non influisce soltanto sul nostro modo di vestirci o muoverci, ma anche su ciò che il corpo chiede davvero. L’organismo, quando fa freddo, ha bisogno di essere assecondato con alimenti che rispettino il ritmo naturale della stagione, senza forzature. «L’indicazione da mettere in pratica è quella di seguire una dieta equilibrata che privilegi il consumo di prodotti freschi stagionali. Questo perché l’organismo richiede di rispettare la stagionalità nell’assunzione di frutta e verdura. Il consumo "al momento giusto" impatta sulla produzione di calore a scopo protettivo per evitare squilibri termici. In questo modo ciascun alimento, consumato quando serve, andrà a stimolare determinate vie e non altre che, in quella determinata stagione, non dovrebbero essere stimolate».
Questo principio riguarda non solo frutta e verdura, ma anche quei cibi che spesso consideriamo neutrali e che invece giocano un ruolo attivo nel metabolismo: «I prodotti derivati dal grano, i piselli, il mais, i funghi, le patate, le uova: il loro consumo equilibrato va a impattare sul metabolismo e sulla produzione di grassi, proteine e zuccheri senza alcuno squilibrio». Sono alimenti quotidiani, disponibili tutto l’anno, ma che inseriti nel contesto stagionale acquistano un significato diverso. E quando ci si avvicina al cambio di stagione, ci sono cibi capaci di accompagnare il passaggio senza stressare l’organismo: «Nel passaggio tra le stagioni andrebbero privilegiati i cosiddetti cibi freschi (pomodori, melanzane, latte) e per la primavera anche gli alimenti cosiddetti appena riscaldanti, come la carne, le rape, la zucca, il pollo, il caffè».

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