Capita spesso proprio a tavola: un boccone di troppo, un brindisi allegro, un sorso di acqua frizzante bevuto in fretta. E all’improvviso arriva lui, l’inconfondibile “hic”. Il singhiozzo è uno dei piccoli disturbi più comuni e fastidiosi che possono interrompere un pasto o un momento di convivialità, tanto da essere diventato quasi una scena ricorrente nelle occasioni in cui mangiamo o beviamo in compagnia. Ma perché compare? E soprattutto: come farlo passare davvero, oltre i classici rimedi della nonna? A raccontarlo è Alessandro Repici, responsabile di Endoscopia digestiva di Humanitas Salute, che aiuta a fare chiarezza su questo fenomeno tanto banale quanto sorprendente.

Cos’è davvero il singhiozzo
Il singhiozzo nasce da una contrazione ripetuta e involontaria del diaframma, il grande muscolo che consente la respirazione. Quando il diaframma si contrae in modo anomalo, la glottide - una sorta di piccola “valvola” nella laringe - si chiude bruscamente. Da questa chiusura improvvisa nasce il suono inconfondibile: hic. Il motore del singhiozzo è l’irritazione del nervo frenico, che controlla i movimenti del diaframma. Ma nel meccanismo intervengono anche i centri cerebrali che regolano la respirazione e l’ipotalamo: da qui la natura del fenomeno, improvvisa e impossibile da controllare volontariamente.
Perché compare (e perché spesso c’entra il cibo)
Molte cause rimangono misteriose, ma un punto è chiaro: certi comportamenti quotidiani aumentano la probabilità di scatenare un episodio di singhiozzo. E nella maggior parte dei casi hanno a che fare proprio con il cibo. Le situazioni più frequenti includono:
- Dilatazione dello stomaco, dovuta a pasti troppo abbondanti o consumati troppo velocemente.
- Sbalzi termici, come alternare bevande molto fredde a piatti fumanti.
- Eccesso di alcol, che può irritare la mucosa gastrica e il diaframma.
- Emozione o stress, che portano a ingoiare troppa aria.
In tutti questi casi, il diaframma “si ribella” e dà via al tipico singhiozzo.
Quando può essere un segnale di altro
Il singhiozzo occasionale è del tutto normale. Ma esistono forme persistenti - quelle che durano più di 48 ore - che possono indicare condizioni mediche da non ignorare. Tra le possibili cause patologiche:
- infiammazione del pericardio (pericardite),
- gastrite o reflusso gastro-esofageo,
- problemi neurologici ai centri del singhiozzo,
- occlusione di un vaso sanguigno che nutre tali centri.
Si può prevenire? Sì, soprattutto a tavola
Alcune semplici regole possono ridurre il rischio di incappare in un episodio di singhiozzo, soprattutto durante un pasto:
- Mangiare e bere lentamente.
- Masticare bene.
- Evitare estremi di temperatura.
- Limitare gli alcolici.
- Evitare di parlare troppo mentre si mangia.
Quanto può durare e quando preoccuparsi
Nella maggior parte dei casi, un episodio dura da pochi secondi a qualche minuto. Ma nei casi più complicati può protrarsi per ore o addirittura giorni. In queste situazioni è necessario rivolgersi al medico.
I rimedi: tra tradizione, scienza e un pizzico di folklore
Molti metodi sono tramandati di generazione in generazione, dai piccoli sorsi d’acqua allo spavento improvviso. Alcuni funzionano, altri sono semplici leggende. Ma il rimedio più efficace ha più di duemila anni. Tra i metodi che possono funzionare davvero:
- Trattenere il respiro per 10–25 secondi.
- Bere piccoli sorsi d’acqua velocemente.
- Inghiottire un cucchiaino di zucchero o miele.
- Provare a starnutire.
- Assumere un cucchiaino d’aceto o succo di limone.
- Stimolare un punto di agopuntura nel padiglione auricolare.
Se il singhiozzo persiste, possono essere necessari farmaci antispasmodici, sedativi o . nei casi estremi - interventi per devitalizzare il nervo frenico.
Una curiosità da Guinness
La storia più incredibile è quella dello statunitense Charles Osborne. Nel 1922 iniziò a singhiozzare mentre sollevava un maiale. Continuò per 68 anni consecutivi, con circa 430 milioni di singhiozzi registrati nella sua vita. Il fenomeno scomparve all’improvviso nel 1990. Osborne morì l’anno successivo, a 97 anni. Un caso unico, entrato nel Guinness dei primati.

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