giovedì 22 gennaio 2026

Indicazioni Geografiche valgono più di un marchio di qualità

 

Indicazioni Geografiche: 

perché valgono più 

di un marchio di qualità

Le Ig legano produzione, territorio e comunità in un sistema che crea reddito, rafforza le filiere locali e rende i luoghi riconoscibili e visitabili, trasformando il cibo in una leva concreta di economia e turismo

    

Indice

Nelle denominazioni c’è di tuttoforse anche troppo e non sempre di grande interessema le «Ig (Indicazioni Geografiche) non sono solo un marchio di qualitàma pure un motore strategico di sviluppo territoriale capace di generare valore economico e attrattività turistica». Ne è convinto Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia e presidente di Arepo (Associazione delle regioni europee con prodotti d’origine). Nei giorni scorsi è intervenuto a Bologna al convegno “Bellobuono e di qualitàLa Food Valley d’Europa tra strategia agroalimentareturismo e Dop Economy”.

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Non solo denominazioni: le Indicazioni Geografiche come leva economica e culturale

Il valore economico e politico delle Indicazioni Geografiche

Le Indicazioni Geografiche rappresentano uno dei maggiori successi delle politiche europee, fondate su un legame indissolubile tra prodotto, territorio e comunità. Un modello di sviluppo che trova nelle Regioni un esempio emblematico. Le denominazioni hanno un ruolo centrale e nel nostro Paese valgono oltre 20 miliardi di euro, di cui 2,9 solo in Lombardiache vanta un primato assoluto nel comparto lattiero-caseario. Ampio spazio è stato dedicato al futuro Piano d’azione europeo per le Indicazioni Geograficheannunciato per il 2027 dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen. «Ci aspettiamo un Piano ambizioso - ha detto Beduschi - non un semplice elenco di misure tecniche, ma una visione politica che riconosca nelle Ig uno strumento chiave per la competitività sostenibile, la coesione territoriale e l’identità culturale dell’Europa».

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen

Tra le priorità indicateil rafforzamento della tutela contro frodi e imitazioniil sostegno concreto ai produttori e alle filiere, una maggiore integrazione tra Indicazioni Geografiche e turismo, la valorizzazione del contributo delle Ig alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità, oltre a investimenti su giovanicompetenze e ricerca. Insomma, il futuro delle denominazioni passa anche dalle scelte ipotizzate nel prossimo quadro finanziario pluriennale e sulla Politica agricola comune (Pac).

De.Co., tutela delle identità locali 

e il pensiero di Veronelli

Senza dimenticare le De.Co. (denominazioni comunali), un altro strumento per proteggere e valorizzare le tradizioni locali. «Sbaglia - ha dichiarato al Giornale di Brescia il gastronomo e scrittore Marino Marini - chi pensa alle De.Co. in termini esclusivamente gastronomici, travisando il pensiero originale di Luigi Veronelli che intendeva tutelare, con un’ordinanza del sindaco, un prodotto, un lavoro artigianale, una manifestazione popolare».


L’obiettivo era e resta invece quello di salvaguardare le testimonianze di un tempo che rischiano di andare perdutesoprattutto quelle alimentari. Da ricordare che per istituire le De.Co. ogni singolo comune deve adottare un’apposita deliberaun registro e un regolamento al fine di recuperare le tradizioni, nel rispetto delle normative vigenti, e renderle sostenibili e sicure.

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